lunedì 23 agosto 2010

TROPPO TEMPO..

.. è passato dall'ultimo post, chi segue si sarà fatto l'idea che ho abbandonato la Grande Avventura, ma non è così...E' solo un problema di ovvia schiavitù nei confronti della tirannia esercitata dalle inevitabili scadenze: manutenzione della casa, impegni imprevisti ma improrogabili, le immancabili "varie ed eventuali" che si presentano quando vogliono (quindi nei momenti meno opportuni) ma vanno affrontate senza indugio..
Così dopo aver imbiancato la casa del mio primo figlio, visto che già avevo i muscoli caldi, mi sono organizzato al necessario rinfresco della mia, solo che non sono state sufficienti due belle mani di pittura nuova ma ho dovuto scrostare la maggior parte delle pareti, stuccare (possibilmente con un lavoro ben fatto) e quindi ridipingere..
Poi è stata la volta della legnaia, ho acquistato una stufa a legna lo scorso anno e l'ho alimentata con la legna che avevo, roba di quasi 10 anni fa, ed un intervento di pulizia e manutenzione è stato più che doveroso..
Parte delle ferie sono pure state impiegate in altri piccoli lavori domestici..
Ma ora sono più che pronto a ricominciare!!!
Ve lo metto nel prossimo post, che arriverà a breve con tanto di fotografie.. è un intervento di recupero di un LB che andava buttato per una serie di motivi, ma ho una certa difficoltà nel separarmi dalle mie cose e l'ho lasciato in un angolino.. ora volevo provare una mia piccola teoria sulla torsione dei flettenti...
Ci vediamo tra pochi giorni, e scusate se sono mancato per un po'...

martedì 9 marzo 2010

PROSEGUENDO COL RICURVO

Come già scritto il primo tentativo di ricurvo è uscito dalla dima, purtroppo con una potenza quasi intrattabile (notare il "quasi"...) e con l'impegno morale di cambiare tutta la parte centrale della dima in modo di ottenerne archi leggermente più appruati e più trattabili.
Così ho tagliato via una consistente fetta di legno al centro della dima, provveduto alla chiusura di tutti i buchi ormai inservibil per farne di nuovi in posizione più opportuna ad ospitare le spine di faggio con le quali assicurare le lamine usando delle bande elastiche..
Nuovo passaggio sulla carteggiatrice a tamburo per addolcire il taglio della sega a nastro e successivo incollaggio di una lamina in legno duro per eliminare anche le più piccole asperità..
Ecco la dima modificata, che tra l'altro mi piace molto di più della precedente:
Poche parole anche sulla prima prova di ricurvo uscito dalla precedente versione della dima.. siccome sono uno che difficilmente si rassegna davanti ad un punto morto ho deciso che vista la spesa già effettuata per i vari componenti, il tempo impiegato per la costruzione delle lamine, l'incollaggio,la cottura e l'eliminazione della colla in eccesso tantovale buttare via due o tre ore nel tentare di recuperare il frutto di tanta fatica.. così invece di tagliare i flettenti nella classica forma di ricurvo ho optato per un taglio tipo longbow ma con i flettenti un po' più larghi..
Non dimentichiamo che nei ricurvi sul retro dei flettenti va incisa con la lima tonda una scanalatura longitudinale atta ad accogliere la corda dopo il rilascio, non mi voglio precludere troppo spazio così da non poterla più fare e voglio comunque lasciare abbastanza larghezza per non incappare nelle inevitabili torsioni del flettente in prossimità del ricciolo finale, e se dopo la rastrematura dei limbs avrò ancora troppo carico provvederò ad effettuare un trapping "intelligente", lasciando integra la zona dei tips per i motivi già descritti e ricavando una sezione trapezioidale solo nella metà dei flettenti.
Intanto queste sono le prime foto del ricurvino, non è per niente brutto ed è quasi un peccato farlo a pezzi.. faccio ancora un tentativo, sbagliare si può ma è importante imparare dai propri errori, e mica si ha sempre a disposizione una palestra, no?

martedì 16 febbraio 2010

...FACCIO UN RICURVO...!

Chiamiamola pura curiosità, chiamiamola un'intima e pruriginosa voglia di sperimentare, chiamiamola pure una scorribanda nell'ignoto.. mi sto attrezzando per costruire il mio primo ricurvo...
Premesso che dei ricurvi so poco e niente se non la conoscenza accumulata tirando diversi archi, e non solo i miei, e la poca esperienza della costruzione di qualche centrale ai quali ho accoppiato dei comuni flettenti in commercio.. Ammesso che non sia nulla di difficile è comunque necessario rispettare angoli, allineamenti e soprattutto una volta autocostruito il riser bisogna sempre fare il timing dei flettenti, operazione più ostica e delicata rispetto ad un longbow..
Mi sono ritrovato davanti al dubbio osservando una dima un po' storta, ormai era stata completamente rifatta con i materiali giusti ed il suo naturale destino era quello di passarla sulla sega a nastro per farla a pezzi e successivamente nella stufa per l'ovvio conforto del calore durante i lavori nei mesi freddi..
Che spreco.. perché non farne l'oggetto di una piccola sperimentazione? in fondo la parte storta era solo da un lato e non era nemmeno poi così "drammaticamente" storta..
Cara dima, hai tempo per scaldarmi le ossa.. per ora scaldami cuore, mente, fantasia e ingegno con le tue nuove future possibilità, ti offro una nuova vita, nuovi orizzonti e nuove occasioni di riscatto (non muoverti più in forno...) ti taglio, si, ma solo dove un flettente longilineo diventa un ricciolo, una curva dolce sulla quale adagiare nuove lamine di legno per dare vita ad un nuovo arco..
Ti faccio aggraziata, dolce, ma nello stesso tempo ti costruisco con 5 pollici e mezzo di deflessione, il ricurvo che verrà fuori di qui sarà molto precaricato in avanti, lo vorrei brutale e isterico, e veloce.. ed con il centrale di un longbow!!!
Buona fortuna, dima...
AGGIORNAMENTO: Ok, siamo a fine febbraio e la dima in effetti ha già sfornato il suo bell'archetto ricurvo.. un po' troppo ricurvo a dire il vero.. si perchè a vederla così "in negativo" la forma in sè non sarebbe male ma una volta visto "in positivo" l'arco che ne è uscito mi sono reso conto che 5" e mezzo di deflex tra la punta dei flettenti e il dorso dell'arco sono realmente troppi!
Complice anche il mio poco sapere circa la reale consistenza dei flettenti di un ricurvo (quante lamine? quale legno? quale spessore?), ho optato così per due lamine in olmo, una posteriore a coprire le fadeout del riser ed una anteriore con un piallaccio di radica di betulla, per impreziosire l'aspetto generale del ricurvo..
Le due lamine di olmo spesse 2,5mm taper 0.0015 in aggiunta alle due lamine di fibra di vetro da 1mm ed al piallaccio di 0,5mm si sono rivelate troppo spesse ed hanno dato origine ad un mostro di potenza che non è possibile utilizzare in nessun modo, da una prova piuttosto empirica risulta che con la semplice incordatura, 6pollici e mezzo di distanza arco-corda, si arriva già a 75libbre.. a 28" di allungo che a questo punto considero completamente teorici avrei oltre il centinaio di libbre, ammesso che l'arco possa reggere...
L'unico vero peccato è che non c'è una sola pecca nell'incollaggio, non una piccola bollicina, non una striatura, inoltre la radica di betulla ha preso un colore ambrato che si fa letteralmente guardare.. come già detto la scuola dell'autodidatta è dura ed è fatta anche di errori dai quali trarre i giusti insegnamenti..
Questo ricurvo rimarrà ad imperituro monito che forse è meglio un arco funzionante leggermente al di sotto delle aspettative, intese come libbraggio, che un arco troppo al di sopra del previsto, e pertanto inutilizzabile... senza contare che se le libbre sono pochine è sempre possibile accorciare l'arco di 5 cm, distribuiti alle due estremità, che le cose già si appianano...
Ormai questa dima è terra di conquiste ed inizia a presentarsi come una specie di Frankenstein di legno, con vari pezzi incollati insieme, e visto che sono già in ballo con la prova proseguo ulteriormente rifiutandomi di cedere terreno agli insuccessi, forte della nomea della gente dornese che i paesi del vicinato definiscono estremamente caparbia..
Quindi nuova modifica, in zona riser, che è stato abbassato di 2" e mezzo rispetto al primo disegno ed anche il centrale sarà diverso nell'aspetto e nella consistenza.. Poi: una sola lamina di olmo da incollare davanti al riser e questa volta la venatura di betulla verrà incollata sia sul dorso che sul ventre dell'arco..
Si vive e si impara...
Buona fortuna a me questa volta...

NOME! NOME! NOME!

Come dice sempre mio figlio: perché ostinarsi a dover dare un nome ad una cosa? e a tutti i costi?
Secondo me è il primo criterio di identificazione, ed un criterio di distinzione.. come vale per gli esseri umani avere nome e cognome così dovrebbe valere anche per una cosa, in special modo un prodotto che si vorrebbe vedere un po' di più in giro per i campi di tiro (ok, è vero, ho velleità di vedere i miei archi in mano a più gente, quelli che come me pensano ad un longbow da "duri e puri").
Stingray... è un bel nome quello che ho scelto ma con il senno di poi vedo che ce ne sono già in giro e ce ne sono stati altri in passato, non una marca con questo nome ma diversi modelli prodotti da almeno tre aziende diverse..
L'identificazione dei miei archi a questo punto la vorrei anche un po' più personale: un nome che appartenga a me e a me solo, e ampiamente identificativo di quello che faccio...
Ancora una volta: mi serve un nome.. per un arco...per tanti archi...

lunedì 25 gennaio 2010

E' un problema ma...

.. con un minimo di furbizia è risolvibile....
Sto parlando di un filato ampiamente utilizzato per le corde degli archi che da qualche anno è scomparso dal mercato, il caro vecchio Fast Flight che da sempre utilizzo per le corde flemish, materiale indistruttibile, longevo, affidabile e soprattutto super-conosciuto.
Dal 1999 è ufficialmente "discontinued" ovvero non più in produzione.. è una mezza verità perchè di fatto lo Spectra (questo è il nome tecnico del materiale che poi commercialmente diventa Fast Flight) è ancora prodotto dalle stesse aziende di prima, solo che è stato contingentato per l'80% dall'esercito americano per la produzione di vestiario antiproiettile, il restante 20% per usi che nulla hanno a che fare con arco e frecce.
Di fatto nulla ne rimane per il mondo dell'arcieria...
In teoria resterebbe solo da rassegnarsi all'evento e sciegliere tra i restanti filati sul mercato (non pochi, del resto) e riabituarsi alle nuove corde con santa pazienza, ma non è poi facile.. costruisco e ho costruito corde per un sacco di archi diversi, e ho avuto per le mani almeno un centinaio di archi a cui rifare la corda, ho sempre utilizzato il Fast Flight che per me è diventato il metro di paragone, ed ora che costruisco archi non saprei immaginarmi la differenza tra il nuovo filato Fast Flight Plus, o l'8125, o il BCY 450.. inoltre di tutti questi filati cambiano i diametri delle corde e nessuno di loro è uguale ad un altro.. è un casino, fino alla profonda conoscenza di un filato particolare potrei non riuscire a stabilire quanti fili ci vogliono per un 37# piuttosto che per un 60# o un 80#...
Però di certo so che possiedo una testardaggine ai confini del possibile e che già da tempo ha valicato quelli del probabile: ergo non mi rassegno allo spreco di metri e metri di filato al costo di oltre 50€ la bobina nè mi rassegno a perdere la testa ogni volta che devo conteggiare fili e diametri della corda di un nuovo arco..
E allora?
Semplice: prendo il telefono, una bella guida internet con i negozi di arcieria e chiedo se hanno delle rimanenze di magazzino!
Risultato: in un paio d'ore sono saltate fuori otto bobine del vecchio FF più una delle rare bobinone da mezza libbra...
Non male vero?

domenica 24 gennaio 2010

L'Art de l'Archerie

Stop! Prima di pensare male leggete le prime due righe, o tre che siano.. Questo titolo non è nato per autoincensarmi come nuovo costruttore di archi ma è il nome dell'ultimo longbow da me costruito per Aurora, una delle ragazze della compagnia arcieri medievali.. il nome è stato espressamente richiesto da lei così come i legni con i quali è stato costruito. Sulla nuova dima di compensato multistrato sono state così stese tutte le lamine ed i componenti di questa piccola meraviglia di colori, di aspetto accattivante e dalle ottime prestazioni nonostante il libbraggio di sole 36#@27" di allungo. Il longbow ha la mia solita lunghezza di 66", che consente una trazione fluida, pastosa e per nulla affaticante (nemmeno per l'arco), la freccia viene accompagnata dalla corda molto più gentilmente rispetto ad un arco più corto, è vero che all'uscita risulta meno veloce di un 64" ma la freccia mantiene più a lungo il suo volo senza apprezzabile perdita di energia cinetica.. I legni sono: Milletia Laurentii, Acer Distichum e Taxus Baccata per i flettenti (Wengè, Acero e Tasso) Guibourtia Demeusei (Bubinga o African Rosewood) con due accenti di Fraxinus Americana al suo interno (Frassino Bianco). Completano l'opera due overlays sul dorso dell'arco costituiti da due piallacci in Acero e Fraxinus Mandshurica (Frassino Ornamentale giapponese). In Acero e Frassino anche i tips. E' stato scelto di incollare la pelle solo sulla finestra della freccia, per non coprire il disegno del riser che merita di far bella mostra di sè. Buon Divertimento Aurora :-) (Giusto il tempo di ridurre ed inserire le foto)

giovedì 24 dicembre 2009

E' PASSATO UN PO' DI TEMPO..

.. dall'ultimo post di agosto, sembra così che non abbia fatto nulla da quest'estate fino alla vigilia di Natale...
Vero è che ho rallentato la produzione, come al solito problemi di tempo tiranno, impegni multipli, il ritorno della brutta stagione che come già detto mi impedisce di lavorare all'esterno del mio laboratorio (troppa polvere, e troppo pericolosa per la salute..) e non da ultimo la necessità di rifare per l'ennesima volta la stessa dima per longbow.. un problema serio, la scelta del materiale è fondamentale: dima ed arco vanno in forno a 70° per 6 ore, l'arco si incolla e la dima costruita con materiale sbagliato normalmente si storta, e da storta va bene solo per scaldarsi d'inverno..
Inoltre è stato un periodo durante il quale ho dedicato tempo ad un ulteriore studio ed alla messa in pratica di nuove nozioni, ed ora la crescita qualitativa del prodotto è senza dubbio visibile e tangibile.
E non solo: ho attualmente 4 longbow in via di finitura ed una nuova dima per la costruzione di un ricurvo estremo da 56" , sarà un piccolo fucile..
Intanto presentazione dell'ultimo nato: si chiama Stingray come tutti ma le sue caratteristiche sono da grande, parlando delle sue performance, e da costruttore quasi consumato se si parla di me.. questo è stato il banco di prova per l'utilizzo di quelle che vengono comunemente chiamate "veneers", venature.. sono fogli di piallaccio inseriti sotto la fibra di vetro che danno particolare tono e personalità all'arco, essenze che è difficile trovare in misura e foggia per ricavarne lamine tapered strutturali oppure essenze pregiate che per specie di legno non si prestano alla costruzione strutturale dell'arco ma sono talmente variegate ed attraenti da volere, e dovere, far bella mostra di sè.
Come in questo caso.
L'arco mi è stato chiesto da Mattia, figlio del caro amico Giuseppe della compagnia 01LAGO della quale sono sostenitore tramite il mio blog, da utilizzarsi nel tiro 3D e da caccia ed ovviamente con tutti i pregi del longbow costruito con i cosiddetti controfiocchi..
Nasce così con la lunghezza di 66", una trazione di 62# @27 questo nuovo longbow con una specie di "vestito della festa", la venatura sul dorso dell'arco, splendidamente maculata e di un bel color caramello è infatti di Fraxinus Mandshurica, un frassino ornamentale orientale, la venatura sul ventre dell'arco invece è costituita dal Re dei Legni, il Taxus Baccata dalla calda ed accattivante tonalità arancio (c'è bisogno che vi dica "tasso"????).
I flettenti hanno una novità al loro interno, stavolta ho abbandonato l'acero che normalmente utilizzo per la lamina centrale sostituendolo con un legno africano che qualcuno dice sia fragile.. niente di più sbagliato: è tenace e piega come una lamina d'acciaio, non si rompe ed è velocissimo.. di colore giallo con una vena fittissima e sottile si fa notare con discrezione il Morus Mesozygia, più comunemente noto come Difou, per le due lamine laterali è stato invece utilizzato il Gonystylus Bancanus altrimenti detto Ramin o Ramino, anch'esso veloce e stabile, facile lavorazione e risutltato certo.
Il riser invece è un piccolo mondo a sè con il suo legno rosso-porpora di Guibourtia Demeusei, al secolo Bubinga o African Rosewood, all'interno del quale sono stati ricavati due accents semicircolari di diametro e spessori diversi di legno bianco e nero, rispettivamente Sassafras Albidum e Millettia Laurentii, Sassofrasso e Wengè.. stessi legni usati per i tips con l'aggiunta di corno di capriolo per reggere la tensione della corda in Fast Flight. Da ultima un'impugnatura di pelle di serpente molto "Soft Touch"... e molto speciale...
Come va? quando l'ho provato mi sono semplicemente detto ma forse continuando a tirare con archi diversi per forza di cose il mio giudizio soffre di abitudine, e allora scriverò quanto riferito dall'attuale proprietario: <é un fucile, morbido in trazione, stabile in mano e velocissimo>, mi sono pure beccato dei bei complimenti :-) beh una gran bella soddisfazione!
Eccolo:

e questo è Mattia impegnato in due diversi tiri, in uno stupendo bosco innevato e dall'altana.

lunedì 31 agosto 2009

STAINED CLASS

Stained Class è una famosa canzone dei Judas Priest, contenuta nell'omonimo album del 1978, universalmente riconosciuto tra i migliori, che tradotta letteralmente significa "Categoria Macchiata", forse un significato leggermente criptato per chi non conosce vicissitudini musicali e curriculum vitae di Rob Halford & C. ma in questo caso particolare Stained è traducibile con il doppio senso di macchiato/insanguinato e direttamente riferito ad una determinata categoria o genere (class) di persone.. Ritmi sempre al massimo, batteria da cardiopalma e per gli amanti del genere quasi un'ora di ottima musica tutta da ascoltare..
Si ma cosa può avere a che fare con archi e frecce?
In lingua anglosassone Stain significa anche mordente (per legno) praticamente quel prodotto che tutti conoscono e che serve per dare a legni chiari tonalità più scure e più nobili.
Nel mio caso un gioco di parole per dare il nome ad un longbow, nato per soddisfare una mia curiosità sull'utilizzo di un particolare legno nei flettenti nonchè banco di prova per una specie di compasso da montare sulla sega a nastro per tagliare con maggior precisione i riser con motivo a mezzaluna.. Il riser a mezzaluna è stato incollato nei suoi componenti principali qualche settimana fa e da allora è rimasto a cambiare continuamente di posto nel mio laboratorio in attesa dei suoi flettenti dedicati, ricavati da un legno che viene comunemente ritenuto molto poco nobile nel colore e che mai ho visto utilizzato nella costruzione di archi.
Il legno in questione è il comunissimo Ramin (Gonystylus Bancanus) che si trova a bizzeffe nei Brico di tutto il pianeta, legno per cornici, battiscope, finiture più o meno economiche ma con una tessitura che, pochi sanno, è quasi direttamente assimilabile al bambù (il bambù, che ho comunque già provato e che a me piace così poco, è riconosciuto come uno dei migliori legni da arco per via della sua vena filiforme e lunga quanto tutta la pianta che di fatto fa di questo legno una specie di fibra unidirezionale naturale).
Una volta rastremate, le lamine di Ramin sono state tinte con tre diversi mordenti all'alcool per dare un po' di 'tono' ad un legno color giallino piatto e spento nella venatura, iniziando con una tinta noce scura e poi con mogano ed infine con il giallo arancio che normalmente uso per dare colore alle frecce.. il giallo è stato steso solo sulle lamine del dorso dell'arco.. il risultato non è per niente male a livello visivo e nemmeno a livello di prestazioni..
Il longbow è andato in forno giovedì sera e quasi a tempo di record è stato tagliato, tillerato, carteggiato e verniciato, ora sto aspettando l'essicatura della vernice per fare due foto e postarle qui..
Numeri: lunghezza non convenzionale di 63", 64#@27" trazione non fluidissima ma del tutto godibile, ricordiamoci che ad un determinato libbraggio più è corto l'arco più la trazione si fa sentire, al rilascio si avverte la presenza dell'arco ma senza particolari vibrazioni o calci al polso, la velocità c'è e la botta pure.. di solito durante le prove tutti i miei archi si muovono un po' ma bisogna considerare che costruisco tutte le corde di prova con un filato di nylon che è pur resistente ma le cui caratteristiche meccaniche sono da considerare molto inferiori a quelle del Dacron, poi con le corde definitive in Fast Flight vibrazioni e movimenti vari spariscono al volo...
Dicevo, le prime 30 frecce sono state scoccate con la corda di nylon di prova ed alla distanza di 10 metri avevo seriamente il problema di non infilare frecce nella cocca di quelle appena tirate...
Per ora solo il testo, le foto arrivano.....
UPDATE (14 settembre) a questo punto per pubblicare le foto dovrò aspettare che qualcuno le faccia per me e me le trasmetta in qualche modo... Paolo...
Si perchè sabato sera, durante le prove di tiro del Palio di Garlasco, ho tirato fuori l'arco ed ho chiesto ai miei arcieri di provarlo e darmi un parere, e da quando è capitato in mano a Paolo praticamente non l'ho più rivisto..
Ci ha tirato qualche freccia e dalla seconda in avanti sono andate tutte nel giallo, oltre a questo ci si trova nella pastosità della trazione e nel rilascio, mi ha riferito infatti che il longbow è assolutamente fermo nella mano sinistra e non ci sono calci o vibrazioni di sorta..
Paolo, fa qualche foto così le pubblico e buon divertimento :-)
.... e intanto mi è pure venuta la tentazione di farne uno giallo....
UPDATE (18 settembre) mi sono arrivate le foto, eccole:

mercoledì 12 agosto 2009

TARGET PANIC

Ohi ohi, la sto proprio facendo grossa questa volta.. mettermi a parlare di uno dei più attuali e scottanti temi dell'arcieria tradizionale senza avere titoli o accrediti e con la mia attuale posizione di Sig. Nessuno.. Se fosse possibile inventare un intervento pericoloso nel bel mondo degli archi e delle frecce nessuno lo sarebbe più di questo.. Non c'è argomento di tecnica, attrezzatura o regolamento che provoca altrettante reazioni a catena, la bomba atomica dell'arciere, il terrore di ognuno di noi che nella sinistra dominiamo un arco e con la destra adomestichiamo un dardo (al contrario per i mancini...).
Vorrei provare ad essere breve ma come per ogni argomento appassionante che si rispetti la brevità può essere sinonimo di superficialità, quindi cercherò NON di spiegare cos'è il target panic ma di interpretarlo, come arciere di esperienza ormai ventennale e con un minimo di filosofia spicciola applicata alla praticità ed alla sopravvivenza di tutti i giorni, quella che vivono le persone normali, diversamente dai guru delle montagna che stanno da soli sul cucuzzolo della loro conoscenza, ci mangiano, ci bevono e soprattutto non possono essere contraddetti..
Nella definizione mi può aiutare quel meraviglioso strumento che è internet, provo a fare un po'di copia-e-incolla almeno per non sputtanarmi già nella definizione, avrò modo di farlo più avanti..
"Gli arcieri che non hanno mai sofferto di questo problema, leggeranno questa pagina con curiosità e un pò stupiti; infatti tratta di un argomento che non potranno mai capire...."
... WOW!!! però adesso lo sapete e la miccia ha già iniziato a bruciare...
"Si manifesta lentamente, al punto che non ci rendiamo conto di esserne vittima e quando si manifesta, la prima reazione che abbiamo è di non ammettere a noi stessi che ne siamo vittime." (questa l'ho sentita anche per l'infarto)
"Successivamente ci sentiamo imbarazzati e cerchiamo di nasconderla agli altri. Cominciamo allora a scusarci con gli altri per le nostre scarse prestazioni, evitiamo allenamenti regolari e arriviamo ad evitare di tirare in presenza di altri." (questa invece è similare alla pubblicità dei pannoloni)
"Le cause del target panic sono svariate e non è facile fornire una semplice risposta su come controllare tali cause; i problemi da cui nasce possono essere fisici o mentali o entrambi. "
RI-WOW!!
Comunque tutti hanno scritto di tutto ed anche di più, basta lanciare una ricerca su google e si trova il mondo; questa tra virgolette è la prima che ho trovato ed è in pratica la più cliccata, la più vista..
Si, si, lo so, altrochè breve, è già in vista una specie di articolo velenoso con conseguenze inimmaginabili.. è pur vero che qui ci si muove su un campo minato...Va bene, prima rileggiamoci bene le parti in blu e facciamoci una domanda: cos'è? Da definizione non è per nulla definito..
Come del resto non si sa come inizia, come agisce nel fisico e/o nella psiche e non si sa come rimediarvi.. Beh, diciamo che inizia in una qualunque piazzola di un qualunque campo quando uno che ha qualche punto più di te esordisce dicendoti "Ma tu hai il target panic!!!!"
Oddio!!! ho sempre avuto paura delle influenze americane greche e thailandesi, adesso che ho una certa età potrei iniziare a preoccuparmi di artrosi, reumatismi, calo delle prestazioni sessuali e tra un po' anche della prostata, ma questa cos'è? come si manifesta? e soprattutto come si cura??? non si sa, è il baco del quarto millennio, la guerra psicologica,la cultura del sospetto e il lavaggio del cervello sulle poche certezze che abbiamo nella vita, in questo caso quella di divertirci una domenica con una bella gara di Tiro...
Sono convino a questo punto che non esiste peggior dottore di chi ti dichiara afflitto da una malattia dalla quale lui stesso (ma nessun altro in verità) ti potrà mai guarire, e ti trasforma in un sanissimo malato immaginario minando le parti più intime del tuo Ego..
Un po' di analisi riportando l'argomento alle mie personali esperienze: tiro con il longbow dal 1994 ed ho iniziato con un 63#, mi sono poi comprato un ricurvo da 62#, un altro longbow da 61#, recentemente uno da 65# ed attualmente uso il primo che ho costruito che è 68#.. quando ho iniziato bene o male tutti usavano questi tipi di libbraggio; all'epoca non era ancora stata estremizzata la sagoma reflex-deflex anzi viaggiavano un sacco di archi dritti alla Howard Hill, esisteva quindi un certo appiattimento di materiali e prestazioni e se si voleva far viaggiare una freccia l'unico modo era avere i muscoli o farseli crescere; anche per le frecce la scelta era più limitata: le 5/16 le si dava ai cuccioli o agli scout, pochi i libbraggi diponibili per le 11/32 e una bella scelta sulle 23/64 che costituivano una buona fetta delle aste vendute.
Ammesso che ci fosse un difetto il gioco consisteva nel tirare una freccia pesante con l'obbligo di usare un arco di adeguato libbraggio (se non c'è il motore la freccia non va), occorreva un buon controllo della posizione, effettuare una trazione fluida ed iniziare la ricerca del bersaglio con la mano sinistra, già durante la trazione medesima; controllare la respirazione mentre si arrivava all'aggancio, effettuato a livello non proprio fulmineo ma quasi, visto che più si rimaneva in aggancio più ci si stancava, e quindi il rilascio con il controllo del follow-through... in pratica la ricetta di base di un buon tiro che si possa definire ISTINTIVO come mi piace pensare che debba essere ogni tiro effettuato con quella categoria d'arco.
Ora ci sono archi dalle geometrie estreme: super- reflex e super-deflex, da smontati hanno una piega così accentuata da sembrare ricurvi, e da incordati sono triangolari come gli archi egizi, se additittura non hanno i tips rivolti in avanti, a volte sono pure costruiti con legno che è così tanto riempito di resine fenoliche e similari da non essere nemmeno più definibile LEGNO.. qualcuno già sostituisce il riser, che in un bel longbow dovrebbe essere la quintessenza del fascino dei legni ritrovabili in natura, con altri materiali di origine più chimica che altro.. Alcuni longbow sono così sfacciatamente ricurvi che la stessa federazione ha dovuto mettere in atto nuove regole e fissare misure certe per la corretta identificazione della tipologia d'arco.
Cosa succede con questi archi? (non sto perdendo il filo del discorso.. ci arrivo...) la precarica dei flettenti consente un maggiore accumulo di energia già durante l'incordatura, durante la trazione quest'energia si accumula a dismisura ed al rilascio si libera con una velocità davvero sbalorditiva e con una resa molto superiore ai primi archi già con timido disegno reflex-deflex.
Pastrocchio.... con i longbow di qualche anno fa la facevano da padrone la fisicità e la potenza dell'arco e beninteso anche dell'arciere che si sottoponeva a continuo allenamento per controllare tutto il sistema, ora basta un archetto da 40 libbre con le freccette da 5/16 con libbraggio 50/55 e punta da 60/80 grani per avere le stesse prestazioni.. le 23/64 sono quasi sparite... e l'arciere???? lungi da me pensare che la maggior parte di chi tira si sia data alle pastine ed ai purè dei ricoverati ospedalieri piuttosto che a dei sani piatti di spaghetti con carnosa bistecca al seguito, no hanno sempre le stesse braccia anche se a qualcuno sono venuti un po' i capelli bianchi e un po' di pancia.. ma allora cos'è successo??
Semplice: hanno imparato a MIRARE... E come? facilissimo: 20 libbre in meno consentono a chiunque di rimanere non tre secondi ma anche tre minuti in aggancio, l'archetto è veloce, la freccia è leggera, viaggia e compensa tranquillamente la filosofia di base dell'arco istintivo, quella del duro e puro, alla quale dopo tanti anni sono ancora affezionato.. e trovo ancora tanti affezionati... ma che tipo di panico può derivare da questi strumenti così chirurgicamente precisi? qui non c'è stata tanto la perdita di braccia e di forza quanto una perdita di identità e la contemporanea acquisizione di nuovi guru, non si tira per divertirsi percorrendo un gradino per volta la lunga scala dell'esperienza ma si fanno subito tre rampe, tanto per non sbagliare, ed arrivare più rapidamente al punteggio più alto e al conseguente premio da ritirare davanti a tutti alla fine della gara.. . Dico, nulla di male in tutto ciò ma rispetto a chi come me usa ancora bicipiti e libbre sono convinto che cambia completamente la tipologia di tiro.
Quindi se con il mio arco da 68 mi sento dire che soffro di target panic ho tre possibilità:
1)cambio seduta stante il longbow e mi compro un elastichino con le freccette-
2)consulto le pagine gialle cercando per Betlemme e Terrasanta uno strizzacervelli specializzato in questo particolare problema e con disponibilità di consulti telefonici domenicali di cui usufruire durante la gara, tipo pronto intervento-
3) mando a cagare chi me l'ha detto e proseguo nel godermi la gara e la bella giornata.
La terza mi sembra immediatamente la più praticabile..
Così come mi è stato proposto, così come l'ho letto sul web e così come lo conosco è il problema più subdolo ed aggressivo per una mente che nel momento di fare ciò che deve fare vacilla sotto il grave peso di ... niente... Come ho già detto nulla è peggio di una malattia non definibile che chiunque ti può diagnosticare e nessuno ti può guarire..
E se non esistesse???
Ormai da sei anni faccio parte di un gruppo medievale costituito da arcieri, il gruppo è nato grazie ad alcuni che già tiravano con il longbow ed erano già in possesso di una certa esperienza.. nel corso degli anni, e con la complicità delle manifestazioni in piazza, si sono uniti via via nuove leve che erano completamente a digiuno di Tiro e che dovevano essere addestrate.. Me ne sono fatto carico, non possiedo una vastissima esperienza ma posso vantare una certa calma unita ad una buona dose di pazienza, mi sono studiato una tabellina di marcia ed ho iniziato i nuovi ragazzi all'arte del longbow.. Una strada in salita per chi non ha frequentato i dovuti corsi ma ci ho messo tutto l'impegno possibile ed i ragazzi hanno capito anche quello che a volte è difficile spiegare, dandomi fiducia e soprattutto soddisfazioni.. ancora adesso li osservo e sono pronto ad intervenire ogni qualvolta si adagiano in una posizione scorretta o effettuano un rilascio troppo strappato o "personalizzato".
Però nè allora nè adesso ho mai parlato loro del taget panic, non gli ho mai iniettato il virus, l'equivoco, l'incertezza.. ho sempre cercato di dare loro tonnellate di autostima e rispetto oltre a tutta la mia conoscenza sull'argomento, e li vedo tirare sereni, si divertono in gara, in manifestazione, durante l'allenamento.. se qualcosa non va tante volte sono loro stessi a chiedere di essere esaminati perchè "non si sentono" un determinato movimento.. e ho sempre onestamente detto loro che posso tenerli d'occhio nella posizione e durante tutte le fasi del tiro, ma la cosa più importante, cioè quello che vedono quando sono in aggancio e sono pronti a scoccare, quello non lo posso vedere in loro vece, è una valutazione completamente personale il cui controllo è frutto di continuo allenamento e dedizione.. e accidenti se ne hanno di dedizione!!!
Quando hanno sentito parlare di target panic e mi hanno chiesto di spiegare cos'è ho semplicemente risposto loro di continuare ad allenarsi con l'arco e soprattutto di tenere sotto controllo i loro stati d'animo, e che a volte la giornata è di quelle che si spacca il culo ai passeri ed altre in cui non si prende un elefante.. si mette via l'arco, si beve una birra e non se la deve prendere nessuno, è così col lavoro, con la famiglia e con tante altre cose, l'importante è che la fiducia resti intatta.. come? evitando di farsi troppe domande ed accettando gli eventi così come sono..
E perbacco ci può stare che ogni tanto si possa sbagliare nel valutare una distanza e che si metta una freccia fuori bersaglio, fa parte di un gioco dal quale la psicanalisi fai-da-te deve stare ben alla larga!!!
Tra l'altro diverse volte mi hanno detto che io stesso ne sono affetto, beh me ne sono sempre fregato e ho sempre tirato dritto per la mia strada, in special modo quella psicologica, dalla quale non mi posso proprio permettere di essere distratto.. curioso come chi me l'ha detto tiri con un arco di basso libbraggio, e che poi provando a tendere il mio mi chieda come riesco a finire una gara.. oh la finisco la gara e tante volte la finisco pure bene.. questo perchè essendo psicologicamente saldo nei miei principi e nelle mie scelte ciò che va bene a me non lo metto a disposizione degli attacchi esterni..
In medicina si dice che la prevenzione è meglio della cura e così dovrebbe essere sotto il profilo psicologico applicato allo scoccare frecce.. fatevi una bella immunizzazione: allenamento, allenamento e ancora allenamento, ovviamente senza arrivare all'infiammazione delle articolazioni, ricerca della calma e della serenità interiore, tirare prima di tutto per divertirsi altrimenti diventa un altro lavoro, con tutti i pesi e le conseguenze, credere fermamente in ciò che si fa e negli obiettivi che ci si prefigge, percorrere la strada maestra delle proprie idee con sicurezza e perchè no anche un minimo di spavalderia, ma soprattutto scegliere l'opzione n° 3 (più sopra) ogni qualvolta il dottorone di turno si lancia in diagnosi assurde..

lunedì 27 luglio 2009

R.A.A.B.I.T.

Il titolo significa Round di Abilità Arcieristica su Battuta Istintiva Tradizionale, e tutto ciò significa una bellissima gara di 20 piazzole dove l'arciere si ritrova a confrontarsi con la stessa propria precisione.
I bersagli sono posti a distanze non impossibili, come le regole di caccia prescrivono, ma i tiri possono essere non perfettamente puliti, come del resto ci si potrebbe aspettare durante una vera battuta di caccia, ed i punteggi penalizzano il ferimento dell'animale ma premiano l'abbattimento dello stesso infilando le frecce nei punti vitali..
Una gara appassionante dove l'arciere non deve mai abbassare la guardia, una sorta di prova d'esame per le proprie capacità..
Bene, ieri parte dell'allegro gruppetto di arcieri della compagnia di S, Lazzaro è andata a cimentarsi in quel di Rocca de' Giorgi, Oltrepo Pavese, terra di vini pregiati e di belle amicizie, nel campo della 04WAHU, dove il percorso è stato allestito con maestria in un bosco vergine ed assolutamente pittoresco, tra tutti i presenti c'erano pure due archi costruiti da me, uno per Leila ed il primo arco che ho costruito che da allora è proprietà esclusiva mia....
Alessandro e Riccardo come al solito si sono fatti valere (macinano premi da sempre..) bene anche Paolo e Matteo, che sono alla loro seconda gara pian piano aumentano la loro esperienza, Renè, ottimo tiratore da sempre, per me averlo in piazzola è un punto di riferimento, poi io e Leila con i nostri Stingray, che ci siamo portati a casa entrambi il secondo posto :-) Per Leila era addirittura la prima gara quindi se l'è cavata molto molto bene.... Complimenti Leila!!!
Gli arcieri funzionano bene, e a quanto pare anche i miei archi..
Se per curiosità vorreste saperne di più sul RAABIT andate a vedere qui :

martedì 7 luglio 2009

Commenti

Breve comunicazione per chi (più o meno regolarmente se non per caso) vede il blog e vuole lasciare commenti: è SEMPRE possibile inviare commenti e idee su archi, materiali, numeri, tecniche, tecnologie costruttive e trucchi, il vostro commento però non apparirà subito sul blog, questo perchè prima della pubblicazione passa dalla mia casella di posta.. quindi sono io che li pubblico e non voi...
Non mi si fraintenda, pur nella mia incompleta conoscenza e visione sulla costruzione di archi accetto complimenti e critiche - le seconde sono più che benvenute perchè i complimenti piacciono ma in fin dei conti ci posso fare la birra, con le critiche posso crescere e migliorare dei particolari che possono sfuggire al più attento controllo - e soprattutto suggerimenti.. il vostro commento non sarà mai moderato prima della pubblicazione.
Quello che vorrei evitare, perchè è già successo un po' ovunque, è l'intrusione del "polemico" di turno, colui che abusa delle possibilità di comunicare per dare inizio a diatribe e discussioni sterili e fine a se stesse, l'incontrollabile troll della rete che porta scompiglio senza costruttività. E su questi personaggi, visto che è il MIO blog, mi voglio riservare l'ultima parola..
Ultima cosa: è passata una sola settimana da quando è stato inserito un contavisite e sono già a 100 visitatori.. colgo quindi l'occasione per ringraziare gli amici arcieri e tutti coloro che sono passati di qui, leggendo di archi e del costruttore, o solo per guardare le foto, sperando di non aver annoiato nessuno di loro con le mie personali "tirate" li invito a visitarmi nuovamente oltre ad informare i rispettivi amici e conoscenti dell'esistenza di queste pagine :-).
A presto, con un nuovo longbow (non c'è molto da aspettare, è uscito dal forno domenica....:-) )

martedì 30 giugno 2009

The Magpie (La Gazza)

Questo è l'update del post scritto qualche giorno fa, quello contenente le foto della nuova dima.. e questo è l'arco che in quelle foto appariva appoggiato e grezzo sulla medesima.
Un po' di lavoro, una mezza giornata con Cristina per stabilire il suo esatto libbraggio, carteggiatura e vernice ed eccolo qui, il primo nato da quella forma, studiato per incrementare la velocità senza penalizzare fluidità di trazione e la stbilità del longbow. Le misure: lungo 66" trazione 37#@28" , sul filo del rasoio la potenza, nel senso che è gestibile ma con un minimo di allenamento, per contro avrei rischiato di produrre un longbow troppo morbido..
I materiali scelti per il riser sono mogano, acero e difou (quello giallo) stratificati, acero e difou sono stati impiegati anche per i tips..
Flettenti in ciliegio americano e lamina centrale costituita da strisce di acero e bubinga alternate.. è stata usata anche una Powerlam, ovvero una lamina centrale degressiva lunga complessivamente 28" che ha il compito di irrigidire la zona delle fadeout del centrale e spostare così il primo sforzo di trazione verso la parte centrale dei flettenti.
L'arco va, e va bene, ovviamente bisognerà utilizzare frecce leggere e non troppo rigide (ve lo immaginate un 37# che tira delle 23/64???) ma a 18 metri, con frecce di 350grani le traiettorie sono belle tese e dopo il rilascio la botta al bersaglio non si fa desiderare.. Un piccolo successo per essere il primo nato di una nuova serie..
Cristina, buon divertimento anche a te :-)

domenica 28 giugno 2009

E finalmente..l'82 libbre

Ne ho parlato un po', con i suoi dubbi, i suoi problemi, ritardi e perplessità ma finalmente è finito!!!
Stingray da 82 libbre a 28" di allungo, il tutto reso ancora più cattivo da una lunghezza di 64", degnamente mitigato da una livrea bicolore: solo acero e zebrawood, anche nel riser, per il quale ho scelto un incastro a mezzaluna con due accents alternati delle stesse essenze.. personalmente trovo che lo zebrawood sia fantastico, è un ottimo legno da archi e mostra tutte le tonalità dall'oro al nero... i tips fanno piccola eccezione, vista anche la potenza del longbow ho optato per materiali sempre naturali ma resistenti, ebano viola e dente di ippopotamo..piccolo il tip, ma si fa vedere..
L'aspetto è senza dubbio molto più mite del suo carattere, questo è un arco che deve essere usato da un arciere con meccanica motoria più che in ordine, oltre che esperto e ben conscio delle proprie possibilità e limiti fisici.. si perchè qui siamo già in quel campo dove non basta "volere", questo se non tiri non arriva all'aggancio, e sembra che ad un certo punto tiri più lui di te.. questo non se la fa sotto, se la ride quando se la fanno sotto quelli che vorrebbero, ma proprio non possono >:-)

giovedì 18 giugno 2009

Stingray per Riccardo

Ancora uno, nelle pause di lavorazione della nuova dima..
Riccardo, il primo figlio di Renè, è cresciuto molto ultimamente, ora ha 13 anni ed è alto come me e si sta facendo un bel ragazzone, purtroppo il suo primo vero longbow si è rotto ed ha davvero bisogno di un'arco più grande e potente, soprattutto più adatto al suo nuovo allungo..
Riser in bubinga con accents in padouk e frassino, flettenti con lamina interna di acero (trovo che sia il legno migliore per le lamine centrali) e lamine esterne in noce mansonia, detto anche betè.. un legno che amo ed odio allo stesso tempo, fa bella mostra di sè perchè ha delle belle tracce di violetto, una vena decisa ma discreta ed è facilissimo da lavorare visto che non impasta gli utensili, ma devo stare attentissimo alla polvere!
I casi sono due, o è lui o sono io.. spiego: se è lui vuol dire che contiene delle sostanze irritantissime e risulta così nocivo per tutti quelli che ne respirano le polveri, se sono io probabilmente sono tra i pochi ai quali le polveri provocano starnuti a raffica ed uno strano senso di pizzicore alle vie aeree superiori (fino quasi alla gola), fastidiosissimo, e persiste anche il giorno seguente.. obbligo di mascherina, occhiali e lavorazione all'aperto, possibilmente con un minimo di movimento d'aria a disperdere i fini residui di lavorazione..
Tra l'altro sembra un legno molto performante, il longbow è uscito piuttosto veloce, stabile e progressivo, digerisce tipi e pesi diversi di freccia ed è preciso... Parte del merito va anche alla particolare conformazione dei flettenti, è stato infatti operato un trapping laterale, rendendo la sezione del flettente trapezioidale con la lamina anteriore più larga di quella posteriore; in soldoni le forze se la giocano così: la parte anteriore del flettente tira, la parte posteriore spinge, siccome è più facile per le fibre del legno tornare alla posizione iniziale dopo un allungamento piuttosto che dopo una compressione, si può tranquillamente dire che questa conformazione di trapping è preferibile ai flettenti di sezione rettangolare.
Queste le foto, il responso al bersaglio è presto spiegato: circa 18 metri, tirato una freccia e con la successiva ho mirato alla cocca della precedente, cambiato punto di mira per la terza e con la quarta di nuovo a mirare la cocca di quella appena tirata, terzo gruppo stesse modalità... D'accordo sono frecce in alluminio quindi sono più precise, però anche con le sue frecce in cedro le rosate sono tranquillamente assimilabili a queste..
Dimenticavo: 66" di lunghezza, 48 libbre @ 28", finito con vernice poliuretanica, tips in fibra rossa e corno di capriolo per supportare la corda in Fast Flight...
Riccardo... buon divertimento :-)

mercoledì 17 giugno 2009

Nuova dima e nuovo arco

Questa è proprio recente, è stata finita e propriamente adattata sabato 13 giugno.. conoscendomi bene, e sapendo che non riesco a resistere quando ho un nuovo giocattolo, domenica 14 ho preparato lamine, riser, fibra e le bande di gomma per un nuovo arco.
Quasi tutte novità all'interno del nuovo longbow: la lamina centrale è una actionwood che mi sono costruito da solo alternando strati di acero e strati di bubinga, questo dovrebbe dare più reattività al rilascio senza rinunciare alla stabilità ed all'assenza di vibrazioni.. ho inserito una powerlam, ovvero una lamina corta, centrale e degressiva fino a zero, dovrebbe spostare il punto di flessione all'esterno delle fadeouts del riser, e poi ho usato un nuovo legno, si chiama Difou, è africano e si presenta di un bel giallo con una finissima tessitura, più che una prova nel senso di resistenza e flessione è più una prova di estetica...le prestazioni saranno valutate alla prima prova di tiro, su quelle non posso sorvolare!!! Molto azzeccata anche la stessa dima, che è perfettamente simmetrica.
Queste sono le foto di dima ed arco appena usciti dal forno e liberi dalle bande di pressione...
Nel mentre ho terminato l'arco di Riccardo, posterò le foto stasera o domani, e finalmente arriva al termine anche il famoso 82# di acero e Zebrawood.. giusto il tempo di fare l'impugnatura in pelle e la corda...

lunedì 8 giugno 2009

Verniciatura

Sempre sull'onda di quanto scritto nel post precedente: si vive e si impara..
mannaggia però sempre a spese proprie!!!
Stavolta due parole sulla vernice che andrà a proteggere l'arco da intemperie e intemperanze (una volta nella vita sarà capitato a tutti di sbattere l'arco per terra, meglio se terra nuda di un campo di tiro...), bene, questa vernice deve essere dura, elastica, possibilmente ben aggrappata all'arco oltre che dall'aspetto piacevole e piacevole al tatto; cosa che non tutti sanno deve anche proteggere i legni dell'arco dall'azione della luce: ci sono alcune essenze che si presentano in colori splendidi che con l'andare del tempo si ossidano e prendono colori del tutto banali, il solito marroncino chiaro o marrone scuro senza particolari attrattive.. uno di questi è il Padouk, rosso aranciato al taglio, poi rosso, poi porpora e poi marrone, un comunissimo marrone.....
Non tutte le vernici vanno bene, quella delle bombolette è bella da vedere all'inizio ma poi si sfoglia, le nitro e le sintetiche si staccano dalla fibra e quelle bicomponenti, che in teoria sarebbero al top, oltre a prezzi stratosferici richiedono una esatto dosaggio di vernice-catalizzatore-diluente; se ne faccio anche poca di più quella avanzo la devo poi buttare perchè la reazione è cominciata.. le epossidiche dopo qualche mese fanno quell'effetto chiamato "craquelet", una roba che sta da cinema sulle antiche opere d'arte e nel decoupage ma che con i longbow è nientemeno che deleteria...
La scelta della vernice è caduta su un particolare prodotto: poliuretanica monocomponente, satinata e con filtro UV; ha il pregio di non colare, non scioglie le scritte sull'arco, protegge molto bene e sopporta benissimo urti e graffi, ha il difetto di impiegare quasi un'intera settimana per asciugare...
ok, non è un'eternità ma è pur vero che devo ancora fare la corda e l'impugnatura di pelle, mi sembra un po' tempo sprecato..
Mi metto quindi alla ricerca di un prodotto più rapido e stavolta decisamente opaco nell'aspetto finale: ho trovato un vetrificatore per parquet, sempre poliuretano monocomponente che asciuga da un giorno all'altro.. Benissimo!! (16€ per poco più di mezzo litro...)
Parto alla grande verniciando ben 2 archi, ed il giorno dopo mi presento (con uno solo dei due) al campo per le prove... è bastato un minimo colpetto contro il freno a mano della mia auto per scheggiarlo!!!!
Toppata clamorosa, sempre qualcosa da rimettere a posto con ulteriore aggravio sui tempi di lavoro, soldi buttati e incipiente incazzatura per disfare una cosa già fatta e rifarla di nuovo... e come? carteggio 5 mani di poliuretanica sapendo che si scheggia come niente ma resiste tantissimo all'abrasione? sverniciatore? per fortuna non ho il dubbio di dover usare o no (NO! NON SI USA!!) un termosoffiatore ....
Ma porca miseria.....

giovedì 14 maggio 2009

Sembra tutto fermo...

.. ma le cose proseguono nel buio del laboratorio!

L'impresa è all'inizio e come spesso accade parte delle attrezzature e delle metodologie di lavorazione necessitano un fine-tuning dopo le prime prove, così ho scoperto che mi servono altri piccoli accessori e altre standardizzazazioni nella produzione dei vari pezzi che compongono un arco, e mi sto prodigando nella costruzione di ciò che serve e nella modifica di ciò che può servire meglio.
Aprile per esempio è stato piuttosto piovoso, l'inclemenza del tempo si è manifestata soprattutto nei fine settimana impedendomi di lavorare all'esterno del laboratorio... tenete presente che la laminazione delle strisce di legno dei flettenti sono la prima fonte di produzione di polvere, e vi assicuro che nel giro di pochi minuti un ambiente chiuso diventa invivibile, aggiungete che parte dei legni sono tropicali e quindi piuttosto irritanti ed avrete come risultato la necessità di costruire una scatola di aspirazione per la laminatrice..
Stessa cosa per quanto riguarda la sega a nastro, anche questa è trasportabile all'esterno ma non se piove, quindi anche qui è stata necessaria la costruzione di un'apposita scatola di aspirazione per limitare al massimo il diffondersi della polvere all'interno del luogo di lavoro.. liberarsi del pulviscolo di legno è un lavoraccio, si insinua ovunque e bisogna rimuoverlo col compressore!!
Un altro problema che ho dovuto affrontare è stato per la modifica della slitta di laminazione, anzi di entrambe le slitte, quellaper produrre le lamine tapered e quella applicata alla laminatrice.. la prima ha occupato più tempo che fatica ma per la seconda ho dovuto rifare tutto pur mantenendo un sistema di regolazione che si era dimostrato valido come idea ma era stato impiegato con troppa ingenuità.. beh, si vive e si impara...
Ho progettato e costruito una nuova dima per archi, dall'aspetto direi molto più performante della attuale, anche qui olio di gomito, lima e carta vetrata per eseguire il tutto a regola d'arte, fatta una volta (bene) poi non si interviene più..
Finiti tutti sti grandi lavori sta nascendo un nuovo archetto, stavolta sarà l'arco di Riccardo, è cresciuto ed il longbow che ha usato finora è alla frusta per quanto riguarda la potenza e la trazione, necessita di un nuovo motore...
foto a breve...

giovedì 9 aprile 2009

Prestazioni

Ovvero cosa si può fare e fin dove si può arrivare con un arco tradizionale, senza dimenticare gli archi moderni, olimpico e carrucolato detto anche o compound che per qualche tempo mi hanno visto in qualità di adepto senza eccessive convinzioni..
Le specialità del Tiro sono diverse come diversi sono i campi di impiego di uno stesso strumento con vesti diverse: iniziamo però con il postulato che le prestazioni di un arco dipendono prima di tutto dalla sua potenza, e su questo non ci piove, maggiore è l'energia accumulata in trazione maggiori saranno la velocità e la gittata, ovviamente anche lo sforzo per tenderlo..
Iniziamo con il mite arco olimpico, quello che siamo abituati a vedere in Tv nelle mani dei nostri campioni Frangilli, Galiazzo, Di Buò e Nespoli ai quali va tutta la mia stima e simpatia: è un arco smontabile costituito da un riser che può essere in alluminio, magnesio, vari tipi di fibra e altri materiali che la tecnologia ci mette a disposizione ormai sempre più spesso. I flettenti sono normalmente laminati in carbonio e mantengono le loro prestazioni a lungo nel tempo, ad una relativa morbidezza di trazione corrisponde una buona velocità di rilascio e quindi della freccia. Sono normalmente equipaggiati con appoggiafreccia (rest), bottone elastico, mirino, stabilizzatore e clicker, con questi archi si tira anche a 90 metri e a quella distanza si arriva se non a prendere i francolbolli poco ci manca.. frecce quasi esclusivamente in carbonio o carbonio-alluminio. Poco mite vista la precisione, ma con qusto arco bisogna mirare e l'arciere deve restare alcuni secondi alla sua massima trazione (l'allungo), è giocoforza che i libbraggi non devono essere esasperati pena un sovraccarico della muscolatura e delle articolazioni delle spalle, le potenze vanno dai 15-20 libbre degli archi scuola alle 42-45 degli archi da competizione.
Il molto meno mite compound è costituito da un riser allungato sempre in alluminio o magnesio (ci sono tanti materiali utilizzabili ma mi si perdoni la scarsa competenza visto che non è propriamente il mio campo) ai quali sono accoppiati due flettenti corti e massicci. Al termine di questi ci sono due cammes di forme e dimensioni variabili da una marca all'altra, macchinate normalmente in alluminio. La corda dell'arco scorre in apposite gole, ricavate alla periferia delle camme e durante la trazione queste girano sul proprio asse fino ad un punto di fermo, detto muro, tarato sull'allungo dell'arciere. In questo paticolare caso lo sforzo di trazione viene sempre attribuito al flettente utilizzando le cammes come una sorta di precarica.. al rilascio i flettenti scattano recuperando il mezzo giro effettuato dalla ruota e la freccia viene letteralmente proiettata fuori ad una velocità che ai nostri giorni supera senza problemi i 300fps (feet per second, nelle nostre usuali misure cento metri al secondo). Anche questi archi possono essere equipaggiati con tutti gli accessori dell'olimpico - anche di più - ed occorre mirare, per questo lo sforzo di trazione è concentrato nei primi 20 centimetri dell'allungo per poi calare drasticamente e consentire all'arciere di arrivare all'aggancio con uno scarico di potenza anche dell'80% (let-off).
Alla distanza di 80- 100 metri la traiettoria della freccia è ancora tesissima. Non ho mai provato ma con un tale meccanica elaborata ed efficace unita a potenze che normalmente vanno dalle 50 alle 70 libbre credo che sulla distanza questi archi possono mandare una freccia ben oltre i 700 metri...
Ricurvo tradizionale: arco simile all'olimpico nella concezione ma più corto e performante, cambia completamente l'approccio rispetto ai due precedenti: qui non si mira, almeno non si utilizza il tipo di mira meccanica dei precedenti ma si arriva a bersaglio utlizzando la conoscenza e l'istinto dell'arciere.. breve inciso prima della descrizione: le potenze iniziano ad incrementarsi ed è quindi difficile rimanere in trazione per lungo tempo, quindi tutto il movimento di trazione di per sè è già un mirare, si arriva all'aggancio e dopo uno o due secondi si rilascia.
Cambiano anche i materiali, qui si usa il legno nel riser e lamine di legno con fibra di vetro trasparente nei flettenti, più è pregiato il legno più diventa bello l'arco e attualmente esiste una nutrita serie di artigiani che producono archi di un gusto ed una bellezza veramente notevoli. Prestazioni con velocità attorno ai 200fps, traiettoria piuttosto tesa nell'ordine dei 30 metri ed una gittata massima di circa 350-400 metri. Frecce alluminio e talvolta qualcuno usa anche quelle di cedro..
Per ultimo ma non è di certo l'ultimo il longbow: un pezzo unico tra riser e flettenti, quelli moderni sono costituiti da lamine di legno incollate tra loro all'interno delle quali è "inglobato" il riser e fibra di vetro trasparente all'esterno, quelli storici sono invece un unico pezzo di legno lavorato rigorosamente con coltello a due manici, raspe e rasiere.
Questo arco vanta una larga schiera di appassionati nonostante l'estrema semplicità del sistema: un arco in legno, una freccia in legno con penne d'oca o di tacchino e basta... forse è proprio la sua semplicità a renderlo così pieno di fascino e misticismo, è un arco decisamente maschio dove per mandare lontano una freccia o per avere traiettorie tese l'unico mezzo è la potenza, non c'è alcun ausilio per la mira ed i risultati sono il frutto di un perfetto equilibrio psicofisico tra l'arciere ed il suo strumento, tanta pazienza e dedizione.. le potenze vanno dalle 35 libbre, per un arciere alle prime armi, a salire: ci sono per esempio i cultori dell'arco inglese che si cimentano anche con 130 libbre, ed un recordman mondiale che considero il mio eroe personale, Mr. Mark Stretton, regolarmente registrato nel guinness dei primati con un longbow inglese di 200 libbre!!!
Nella vita di tutti i giorni di un arciere medio dirò che un 60 libbre è un giusto compromesso tra gestione e risultati, le traiettorie rimangono tese nei 25-30 metri e la massima gittata arriva a 250 metri circa.
e vedi http://www.youtube.com/watch?v=FS2GdVkrYrk&feature=related che qui c'è anche da divertirsi... :-)
Una piccola conclusione: per trattare a dovere quello che c'è scritto qui, e già sembra lungo, in realtà ci vorrebbe un trattato da far impallidire la Treccani... ma chissà che non stimoli la curiosità di qualcuno tra tecnologia, tecnica e storia....

lunedì 6 aprile 2009

Una prova

Uscito dal forno stanotte uno Stingray con due sole essenze: acero e zebrawood..
Il riser è stato costruito con inserto semicircolare a differenza dei precedenti inserti dritti ed i flettenti sono in zebrawood esternamente con una lamina interna in acero di spessore piuttosco consistente.
Le lamine utilizzate provengono tutte dalla nuova slitta, misurate e stramisurate sono risultate regolari e ben progressive nella rastremazione, e dovrebbero dare una diversa linea di curvatura all'arco. Si perchè a me piacciono gli archi che si presentano come una mezzaluna piuttosto che il modello americano con l'area dei tips quasi rigida, e quando si procede alla trazione i primi a muoversi devono essere i tips seguiti a ruota dal resto del flettente, quasi fosse un tratto di cerchio..
Altra variante è la misura del riser che ho decisamente accorciato di 2", questo dovrebbe fare in modo di creare più armonia nella curvatura dell'arco ed evitare quella zona visivamente rigida che irrimediabilmente viene a crearsi tra l'impugnatura ed il primo tratto di flettente... è un tentativo ed un inizio di standardizzazione delle lamine, spero di aver avuto ragione.. stasera procederò con il taglio dei flettenti e se possibile farò una prima valutazione del tiller e del libbraggio.
Cambia anche la lunghezza del longbow, questa volta darà 64" anzichè 66", sarà magari più nervosetto ma chissà che non diventi un piccolo campione...
Come si dice nella lingua madre dei longbow: stay tuned....

venerdì 3 aprile 2009

Un altro Stingray

Per qualche giorno la produzione si è fermata, in attesa della costruzione di una nuova slitta per le lamine degressive che in versione definitiva è stata provata due giorni fa con ottimi risultati.
Nel mentre ho portato a compimento il mio primo arco con lamine interne in bambù, che gode di ottima reputazione nel mondo dell'arcieria,, ed in effetti è proprio così..
Ho notato con piacere che a fronte di un libbraggio non proprio morbido (almeno nominalmente) corrispondono una fluidità ed una morbidezza in trazione davvero piacevoli, ed una velocità di uscita piuttosto rilevante.
I materiali sono zebrawood e padouk con inserti di frassino nel riser, i flettenti sono in quercia con all'interno due lamine di bambù di diversa densità, una è al naturale e parallela, l'altra è temprata e degressiva.
Una piccola nota storica che sconfina nel mistico: presso i popoli nordici, parliamo di normanni o vichinghi, l'arco in quercia era talmente pregiato da essere dotato di poteri magici, tanto da essere in grado di uccidere anche i demoni.
Ulteriore nota stavolta sul Bambù: non si tratta di un vero e proprio legno, la pianta è botanicamente considerata un'erbacea e strutturalmente si presenta come una fibra naturale unidirezionale, se provate a spaccare una canna di bambù vedrete staccarsi alcuni filamenti (pure molto taglienti); inoltre è un'essenza più dura di molte altre ed è ecologica, non necessita di fertilizzanti o anticrittogamici e si rinnova molto più velocemente delle altre piante.
Qualche numero: lunghezza sempre 66", 61 libbre @28" ed una velocità di uscita di 170 fps riferita alla mie solite frecce di 455 grani, verniciatura a spruzzo con vernice poliuretanica opaca ed impugnatura in pelle nera. Per chi è un buon conoscitore di arcieria dirò soltanto che lo stile dell'impugnatura è una classica Howard Hill....